CLAUDIO LO CASCIO

Edizione   www.ilmiolibro.it  - prezzo Euro 25,65

 

Coloro che hanno una pur minima conoscenza delle vicende del jazz sanno bene che Claudio Lo Cascio, pianista, direttore d’orchestra, giornalista e scrittore, ha sempre affrontato ogni aspetto della sua attività in modo del tutto autonomo e poco convenzionale, anche nei confronti di opinioni influenti o tesi largamente condivise. Ed anche se la lucidità delle argomentazioni e la meticolosità delle prove documentali con cui è solito suffragare le sue analisi spesso gli hanno dato ragione, la sobrietà, il rigore e la scarsa compiacenza che lo contraddistinguono hanno finito per renderlo, altrettanto spesso, voce fuori dal coro, studioso non allineato e personaggio piuttosto scomodo. Cosa che talvolta gli ha alienato il legittimo riconoscimento di numerosi primati, come l’essere stato uno dei pionieri europei delle derive folk-jazz ed avere acceso per primo l’interesse sul cornettista Nick La Rocca, originario del comune trapanese di Salaparuta, propugnandone un’articolata rivalutazione storica, artistica e biografica. Già nel precedente volume “Una storia nel jazz – Nick La Rocca” del 2003, Lo Cascio aveva fornito contributi fondamentali a questioni oscure o ancora dibattute: la verità sulla prima incisione discografica in assoluto della storia del jazz (quella della Original Dixieland Jass Band), testimonianze dirette sulla figura di La Rocca (del quale finalmente chiarisce la vicenda umana ed artistica), il ruolo che i numerosi musicisti di origine siciliana hanno avuto nella nascita del linguaggio jazzistico. E, com’è nel suo stile, aveva puntigliosamente documentato le proprie tesi attraverso ricerche, studi ed incontri effettuati personalmente nel corso degli anni Novanta in occasione delle sue visite a New Orleans (di cui ha avuto conferita la cittadinanza onoraria). Questa sua nuova fatica si rifà in parte al volume precedente ma con importanti aggiornamenti, anche iconografici, e, soprattutto, con un’attenzione specifica alla realtà artistica, sociale e antropologica di quel periodo a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento durante il quale germogliava il nuovo linguaggio. In particolare, lo sviluppo condotto da Lo Cascio sugli studi di Bruce Raeburn, responsabile del Dipartimento di Jazz della Tulane Universtity di New Orleans, restituiscono centralità al ruolo che le comunità degli immigrati francofoni, ispanici e siciliani hanno avuto nella genesi del primo jazz. A corollario di queste tesi, che com’è da attendersi susciteranno un vivace dibattito nell’ambiente del jazz, Lo Cascio inserisce un elenco dei musicisti di accertata origine siciliana (tra i quali, per citarne solo alcuni, Chick Corea, Jimmy Giuffre, Scott La Faro, Joe Pass, Tony Scott, Frank Sinatra, Louis Prima e, appunto, Nick La Rocca), uno di coloro la cui origine sicula è probabile e, inoltre, una lista minuziosa delle oltre cento navi che tra il 1861 ed il 1910 solcarono la rotta Palermo-New Orleans. Da rilevare, a tal proposito, che Lo Cascio ha effettuato l’analisi storica del traffico marittimo personalmente sui microfilm del Servizio Immigrazione degli Stati Uniti e che per ciascuno dei piroscafi (tra cui il leggendario Montebello) viene indicata la data d’arrivo a New Orleans, il numero dei passeggeri trasportati e, spesso, anche le città siciliane di provenienza delle famiglie immigrate.

Ma il volume è anche un prezioso resoconto di prima mano che passa in rassegna personaggi di ieri e di oggi, numerose testimonianze dirette (ad esempio quelle con i membri della famiglia La Rocca) e l’affascinante affresco di New Orleans prima che l’uragano Katrina la devastasse.

Un libro per appassionati di jazz, certo, ma anche una lettura che intrigherà parecchio chi voglia conoscere aspetti inediti e sorprendenti di un’importante pagina di storia e di cultura, soprattutto oggi che l’Europa, e l’Italia in particolare, vive “dall’altro lato della barricata” il problema della migrazione dei popoli.      

Gigi Razete