
CLAUDIO LO CASCIO
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Coloro
che hanno una pur minima conoscenza delle vicende del jazz sanno bene che
Claudio Lo Cascio, pianista, direttore d’orchestra, giornalista e scrittore, ha
sempre affrontato ogni aspetto della sua attività in modo del tutto autonomo e
poco convenzionale, anche nei confronti di opinioni influenti o tesi largamente
condivise. Ed anche se la lucidità delle argomentazioni e la meticolosità delle
prove documentali con cui è solito suffragare le sue analisi spesso gli hanno
dato ragione, la sobrietà, il rigore e la scarsa compiacenza che lo
contraddistinguono hanno finito per renderlo, altrettanto spesso, voce fuori
dal coro, studioso non allineato e personaggio piuttosto scomodo. Cosa che
talvolta gli ha alienato il legittimo riconoscimento di numerosi primati, come
l’essere stato uno dei pionieri europei delle derive folk-jazz ed avere acceso
per primo l’interesse sul cornettista Nick La Rocca, originario del comune trapanese di
Salaparuta, propugnandone un’articolata rivalutazione storica, artistica e
biografica. Già nel precedente volume “Una storia nel jazz – Nick La Rocca” del 2003, Lo Cascio
aveva fornito contributi fondamentali a questioni oscure o ancora dibattute: la
verità sulla prima incisione discografica in assoluto della storia del jazz
(quella della Original Dixieland Jass Band), testimonianze dirette sulla figura
di La Rocca
(del quale finalmente chiarisce la vicenda umana ed artistica), il ruolo che i
numerosi musicisti di origine siciliana hanno avuto nella nascita del
linguaggio jazzistico. E, com’è nel suo stile, aveva puntigliosamente
documentato le proprie tesi attraverso ricerche, studi ed incontri effettuati
personalmente nel corso degli anni Novanta in occasione delle sue visite a New
Orleans (di cui ha avuto conferita la cittadinanza onoraria). Questa sua nuova
fatica si rifà in parte al volume precedente ma con importanti aggiornamenti,
anche iconografici, e, soprattutto, con un’attenzione specifica alla realtà
artistica, sociale e antropologica di quel periodo a cavallo tra l’Ottocento ed
il Novecento durante il quale germogliava il nuovo linguaggio. In particolare,
lo sviluppo condotto da Lo Cascio sugli studi di Bruce Raeburn, responsabile
del Dipartimento di Jazz della Tulane Universtity di New Orleans, restituiscono
centralità al ruolo che le comunità degli immigrati francofoni, ispanici e
siciliani hanno avuto nella genesi del primo jazz. A corollario di queste tesi,
che com’è da attendersi susciteranno un vivace dibattito nell’ambiente del
jazz, Lo Cascio inserisce un elenco dei musicisti di accertata origine
siciliana (tra i quali, per citarne solo alcuni, Chick Corea, Jimmy Giuffre,
Scott La Faro,
Joe Pass, Tony Scott, Frank Sinatra, Louis Prima e, appunto, Nick La Rocca), uno di coloro la cui
origine sicula è probabile e, inoltre, una lista minuziosa delle oltre cento
navi che tra il 1861 ed il 1910 solcarono la rotta Palermo-New Orleans. Da
rilevare, a tal proposito, che Lo Cascio ha effettuato l’analisi storica del
traffico marittimo personalmente sui microfilm del Servizio Immigrazione degli
Stati Uniti e che per ciascuno dei piroscafi (tra cui il leggendario
Montebello) viene indicata la data d’arrivo a New Orleans, il numero dei
passeggeri trasportati e, spesso, anche le città siciliane di provenienza delle
famiglie immigrate.
Ma
il volume è anche un prezioso resoconto di prima mano che passa in rassegna
personaggi di ieri e di oggi, numerose testimonianze dirette (ad esempio quelle
con i membri della famiglia La Rocca) e l’affascinante affresco di New Orleans
prima che l’uragano Katrina la devastasse.
Un
libro per appassionati di jazz, certo, ma anche una lettura che intrigherà
parecchio chi voglia conoscere aspetti inediti e sorprendenti di un’importante
pagina di storia e di cultura, soprattutto oggi che l’Europa, e l’Italia in
particolare, vive “dall’altro lato della barricata” il problema della
migrazione dei popoli.
Gigi Razete